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Geniere: La nave da guerra che affondò nelle acque di Capo Spulico
Il Geniere era un cacciatorpedinere che prese parte alle più importanti operazioni navali della nostra marina durante il secondo conflitto mondiale distinguendosi per l'audacia e l'eroismo dei suoi uomini .
Tra le tante missioni a cui partecipò merita di essere ricordata quella del 22 marzo 1942, quando tentò di aggregarsi al grosso della formazione italiana per impegnarsi nello scontro della nota Battaglia della Sirte. Non riuscendo a prendere contatto con il convoglio Littorio a causa di una forte tempesta da Sud-Est in aumento, nel tardo pomeriggio iniziò la difficilissima navigazione di rientro verso Taranto. La burrasca fu violentissima, tanto che i cacciatorpediniere Lanciere e Scirocco, anch'essi per mare, andarono perduti. Il Geniere accorse per dare assistenza allo Scirocco, alla deriva a causa di un'avaria alle macchine, ma non riuscì a fare niente per salvarlo. La nave senza governo, infatti, venne sommersa dalle onde impetuose e colò a picco. Ci furono solo due superstiti, tratti in salvo dagli uomini del Geniere che riuscì a rientrare alla base.
Dopo tante altre missioni, il cacciatorpediniere affondò il primo marzo del 1943 in seguito ad un incursione di aerei alleati mentre era ancorato nel bacino di carenaggio nel porto di Palermo per lavori di manutenzione.
In seguito all'armistizio il Geniere fu recuperato. Nell'Aprile del 1944 mentre veniva rimorchiato verso Taranto affondò di nuovo dinanzi a Capo Spulico a causa della riapertura delle falle dovute al lungo traino in mare.
Si concluse così l'avventura di una delle più più famose unità leggere della nostra marina che si rese protagonista di azioni memorabili che fanno ormai parte della storia.
Il relitto è ora adagiato sul fondo fangoso a 37 metri di profondità, mentre le sovrastrutture arrivano sino a 29 metri. Lo scafo è integro e quasi in assetto di navigazione, con la prua maestosa puntata verso i mari che lo hanno visto protagonista di tante battaglie.
Le lamiere sono interamente ricoperte di ostriche e altri bivalvi. La fiancata di dritta è semi sepolta nel fango, mentre quella di sinistra e quasi completamente ricoperta da bellissime spugne gialle. Lo specchio di poppa è avvolto quasi interamente da una rete a strascico persa da un peschereccio evidentemente fuori rotta. A poppa estrema spicca una struttura metallica, forse una delle rampe di lancio delle bombe di profondità, che servivano per la caccia ai sommergibili. Il fumaiolo è divelto e adesso si trova sulla sabbia, appoggiato sul lato sinistro della nave, mentre le torrette e i cannoni sono del tutto assenti: probabilmente furono smantellati nel porto di Palermo prima del traino verso Taranto.
Visitare il Geniere rimane un avventura indimenticabile, come afferma il noto sub Paolo Pollino. E' un modo per rendere omaggio ai suoi valorosi marinai che anche nella sfortuna non mancarono di fare il loro dovere.
Santino Soda